12/11/2015 17:43SOLIDARIETA'ITALIAAutore: giorgio cremaschi
A San Colombano contro il razzismo, storia di due eroi civili. Intervento di Giorgio Cremaschi
Ho conosciuto
Raffaella e Sandro Cantoni nella festa che il centro sociale 28Maggio di
Rovato, in provincia di Brescia, ha organizzato con i 20 rifugiati africani di
San Colombano il 7 novembre.
Raffaella e Sandro sono i gestori dell'albergo Il Cacciatore, che dal 27 agosto
ospita i ragazzi africani. La sera della festa erano sereni e allegri,
circondati dall'affetto dei loro ospiti e dalla stima e dalla solidarietà di
tanti antifascisti e antirazzisti bresciani, soprattutto di quella Valtrompia
di cui San Colombano è quasi la punta estrema a nord. Ma se la sono vista
brutta.
Appena hanno comunicato a prefetto e sindaco la disponibilità ad ospitare
profughi, la stessa Mirella Zanini sindaco di Collio, di cui San Colombano è
frazione, ha scatenato contro di essi l'equivalente locale del Ku Klux Klan .
L'amministrazione comunale di Collio è di quella destra senza confini che si è
presentata in piazza Bologna alla manifestazione della Lega. Neofascisti di
tutti i gruppi ed aree la sostengono, ne fanno parte e son stati decisivi nello
scatenare un vero e proprio tentativo di pogrom nei confronti dei rifugiati e
di chi li ospitava. Neanche poche ore dopo l'arrivo dei rifugiati partiva la
richiesta di firme per espellerli, promossa dal sindaco, che raccoglieva l'adesione
di circa la metà degli abitanti di San Colombano. Ma non ci si fermava qui.
L'albergo Il Cacciatore veniva posto sotto assedio da gruppi neofascisti di
tutta la provincia di Brescia.
Incredibilmente a questi veniva permesso di installare un gazebo proprio di
fianco all'albergo, cosicché sia i rifugiati sia chi li aiutava venivano
sottoposti a continui insulti e intimidazioni. Lanci di uova marce e vetri
rotti, scritte infamanti nelle strade contro gli albergatori, ovviamente ancora
più infami contro Raffaella, siti internet dove si appendevano banane agli
alberi della valle per attirarvi le "scimmie", manifesti che
invitavano a "fiaccolate tricolori" con una bella fiamma in mostra e
poi l'ostracismo organizzato e imposto dalla comunità.
Nulla è stato risparmiato a Raffaella e Sandro Cantoni se non la violenza
fisica diretta, ma tutte le altre violenze sì. E nessuna delle voci politiche e
istituzionali sempre pronte a predicare contro la violenza ha detto nulla.
Intanto i Cantoni facevano fatica ad uscire di casa, i figli per un po' non lo
hanno fatto, erano gli amici dei "negri", come si sarebbe detto in
Alabama nel 1950. Ciò che mi ha più addolorato , mi ha detto Sandro non era
tanto l'aggressività dei fascisti, ma là viltà di chi magari non era d'accordo
con loro, ma per paura quando mi vedeva per strada cambiava percorso.
E non si venga a parlare del disagio per giustificare il razzismo. San
Colombano non è la periferia povera e abbandonata delle grandi città. È un
borgo di alberghi e seconde case, con popolazione benestante. Non sono povere
quelle terribili mamme che hanno dato vita ad un momento davvero ignobile. Un
gruppo di mamme è andato dal prefetto per lamentare che i loro figli, passando
davanti all'albergo per andare a scuola, avrebbero rischiato di vedere gli
africani. Per questo han minacciato di ritirare i figli dalla frequenza
all'istruzione, di cui evidentemente pensano non ci sia bisogno. Queste mamme,
che han fatto le loro comparsate come vittime televisive nei talk show più
reazionari, son poi impazzite quando han saputo che i rifugiati frequentavano
il campo di calcetto. Ma come i negri calpestano la stessa erba dei nostri
figli, con il rischio di trasmettere chissà quale malattia? Ebbene di di fronte
a questa gentaglia il prefetto di Brescia si è scappellato negli omaggi e ha
assicurato legge e ordine nel paese. Davvero siamo giunti a questo.
Ma nonostante tutto i coniugi Cantoni non hanno mollato, anzi. Essi non erano
militanti politici impegnati, ci han tenuto a sottolineare. Erano persone
normali con un certa coscienza normale. Avevano semplicemente creduto di fare
una buona cosa ospitando i profughi, una cosa che non facesse male a a nessuno
e bene a tutti. Persino ad in paese che è già una meta decaduta del turismo di
montagna, sopravanzata da tante altre località, e che forse ci avrebbe
guadagnato dal diventare sede di accoglienza invece che di violenza razzista.
Proprio non se lo aspettavano quello che gli è precipitato addosso, ma quando è
successo Sandro e Raffaella Cantoni hanno resistito. Hanno messo le loro
coscienze davanti a tutto e così , quasi senza volerlo, si son trovati nella
veste di militanti impegnati sul fronte della giustizia civile e sociale. Hanno
sviluppato e approfondito legami con i profughi, non son stati più solo i loro
albergatori, ma coloro che li sostenevano in tutto.
E poi han cominciato a conoscere un mondo a loro ignoto, quello del male che li
perseguitava, ma anche quello di coloro che han cominciato subito ad
appoggiarli. Quel mondo che Matteo Salvini chiama indistintamente e con rabbia
centri sociali, ma che è una realtà vasta e diffusa di persone e piccole
organizzazioni che non mollano.
Subito la Valtrompia antifascista, si è messa in moto. Visite all'albergo per
portare solidarietà sin dai primi giorni. E poi il 5 settembre una prima
manifestazione di massa cui è stato impedito di entrare in paese dalle forze di
polizia. Che però il 19 settembre han dovuto accettare che un migliaio di
manifestanti salisse fino al centro di San Colombano e si incontrasse e facesse
festa con i rifugiati. Nonostante la pavidità di PD e CGIL locali, che avevano
rifiutato di manifestare, il piccolo comitato antifascista della Valtrompia era
riuscito a promuovere una mobilitazione senza precedenti per quei posti. Mobilitazione
che continua con una rete permanete di solidarietà che opera a fianco dei
rifugiati.
Quella che era cominciata come una storia terribile sta quindi percorrendo una
insperata evoluzione positiva. San Colombano non è più una zona franca
fascista, il muro della intolleranza comincia a rompersi, nonostante la
pavidità o addirittura la complicità nelle istituzioni verso il razzismo.
Tutto questo però non sarebbe stato possibile se i coniugi Cantoni avessero
mollato se, ascoltando amici e conoscenti che dicevano ma chi ve lo fare,
avessero rinunciato ad ospitare i profughi. Scuse e coperture istituzionali
erano già pronte. Invece gli albergatori han tenuto duro.
Sandro e Raffaella Cantone sono due eroi civili semplici, come ci sono stati in
altre epoche della nostra storia, quando ogni persona ha dovuto scegliere tra
il campo della moralità e della giustizia e quello delle convenienze e
dell'obbedienza.
I coniugi Cantone sono cittadini giusti di una Repubblica nella quale si sta
distruggendo la Costituzione e forse sarebbe giusto che questa Repubblica, con
uno scatto di vita, ne ne riconoscesse formalmente il merito civile e
democratico.